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Spesso l’idea di trauma è concepita in relazione a uno o più eventi nella nostra vita. infatti si parla spesso di “un evento traumatico”. Tuttavia, è utile pensare al trauma non come un evento, ma piuttosto come una risposta. È un modo di reagire a un evento difficile con tutte le sue conseguenze a lungo termine.

“Il trauma non è ciò che ci accade. È ciò che accade dentro di noi”.

– Gabor Maté

Chiaramente ci sono “eventi traumatici” in quanto tali (un incidente d’auto, la morte di una persona cara, una violenza sessuale, una catastrofe naturale, ecc.), ma per comprendere meglio il trauma e le sue conseguenze, può essere utile concentrarsi sulla reazione più che sull’evento in sé.

Se una situazione ci sottopone a più stimoli o angoscia di quanto il nostro corpo sia in grado di gestire, il sovraccarico crea una risposta traumatica che, a sua volta, ha un impatto sull’unità psicosomatica. Il trauma interrompe l’interezza e la coerenza del sistema mente-corpo. In altre parole, durante e dopo una risposta traumatica, il nostro corpo e la nostra mente si dividono e creano una frammentazione dell’individuo. Questo accade perché il normale ciclo di eccitazione del nostro sistema nervoso viene interrotto in quanto mancano le risorse individuali per affrontare una determinata situazione.

Questo può portare a sintomi quali:
ansia estrema, dolore cronico, mancanza di vitalità e depressione, stati confusionali, difficoltà a mantenere attenzione e concentrazione, tendenza a trattenere il respiro, ecc.

Quando funziona correttamente, il nostro sistema nervoso è un meraviglioso regolatore di tutte le funzioni del nostro corpo, in base a come interpretiamo le informazioni sensoriali che ci fornisce.

Per fare un esempio semplificato, un ciclo sano di eccitazione si presenta più o meno così:

  • Minaccia
  • Eccitazione: attivazione del sistema nervoso simpatico (risposta di lotta o di fuga)
  • La sfida viene affrontata (combattendo o fuggendo con successo).
  • Rilassamento e integrazione (il sistema nervoso parasimpatico ripristina le funzioni di base del rilassamento e del nutrimento).

Un ciclo di eccitazione traumatica può avere il seguente aspetto:

  • Minaccia
  • Eccitazione: attivazione del sistema nervoso simpatico (risposta di lotta o fuga)
  • Non si riesce ad affrontare la sfida
  • Iper-eccitazione: attivazione del sistema nervoso simpatico che è in qualche modo sproporzionata rispetto alla situazione
  • Ancora non si riesce ad affrontare la sfida
  • Calo della risposta simpatica che porta a una risposta di “freeze” (immobilizzazione – nessuna scarica di eccitazione – dissociazione – costrizione)

Nella vita reale, la risposta traumatica del sistema nervoso può manifestarsi, ad esempio, quando una persona si immobilizza di fronte alla rabbia di qualcun altro (o anche alla propria). Oppure quando qualcuno inizia a sentirsi molto ansioso in presenza di gruppi di persone. O quando qualcuno ha difficoltà a fidarsi di amici e parenti.

La risposta di congelamento (freeze response) blocca un’enorme quantità di energia nel nostro corpo. Questo può causare quel tipo di stanchezza che non migliora e che, in molti casi, può essere alla base di condizioni di dolore cronico.

Tutte queste cose accadono a un livello molto profondo e su di esse abbiamo un controllo cosciente molto limitato. Pensare e analizzare questi problemi normalmente non porta a una guarigione o a un cambiamento efficace. La guarigione deve avvenire attraverso il corpo, a livello somatico.

In che modo la terapia del suono può aiutare in caso di trauma?

Quando tratteniamo la forte carica emotiva suscitata da una risposta traumatica, creiamo nel corpo aree in cui la carica viene “immagazzinata”. Questa carica accumulata può creare contrazioni, dolori, sbalzi d’umore, sonno agitato, incubi e molti altri sintomi apparentemente non correlati.

L’applicazione terapeutica delle vibrazioni sonore, che viaggiano attraverso le ossa, i muscoli e la fascia, può contribuire a portare movimento in queste aree stagnanti o contratte, aiutando così l’energia bloccata a circolare di nuovo. Strumenti come i diapason e le campane tibetane (o ciotole sonore) sono particolarmente indicati per questo scopo.

Se pensiamo al nostro corpo come fatto di energia vibrante, possiamo immaginare come ogni cellula abbia la sua vibrazione caratteristica, come una specifica nota musicale. Molte cellule insieme saranno come i tanti tasti di un pianoforte, ognuno dei quali contribuisce con una nota, creando così una sorta di musica biologica. Se una sezione del pianoforte è stonata, l’intero strumento non funzionerà correttamente. In questa metafora, il pianoforte è l’individuo e l’introduzione di una vibrazione sonora esterna e terapeutica può avere un effetto simile all’accordatura di uno strumento.

L’uso della propria voce può essere particolarmente potente quando si tratta di portare completezza e unità, poiché è uno degli strumenti più efficaci che abbiamo per allineare e unire la mente e il corpo.

Un punto molto importante è che i sistemi nervosi imparano l’uno dall’altro. Per qualsiasi terapeuta, è fondamentale avere un sistema nervoso centrato e rilassato quando si lavora con altre persone. La guarigione sonora non solo insegna a lavorare con gli altri, ma crea una base stabile per portare coerenza e completezza al proprio sistema nervoso.

 

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